

Storia di Achille
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Achille vive solo, la sua vita è un’eterna lotta contro un dolore emotivo che non sa spiegare. Una mattina, arrivato al limite della sopportazione, decide di farla finita. Ma un incontro inaspettato nel suo bagno con una misteriosa figura che si fa chiamare Luce stravolge i suoi piani.
Storia di Achille, con la sua carrellata di creature e personaggi straordinari e fuori dagli schemi, ci catapulta in un’avventura surreale alla scoperta di esseri bizzarri, realtà parallele, biblioteche misteriose e divinità scroccone, in uno zibaldone di situazioni ed eventi, in quella che in fondo è una storia di tutti i giorni, al di fuori del tempo e dello spazio.
Con questo suo romanzo d’esordio, Elena Furlan, già affermata traduttrice di autori del fantastico come Robert Aickman, William H. Hodgson e Claude Seignolle, scardina le regole del romanzo fantastico, riprendendone i canoni per stravolgerli in un ironico e dissacrante conte philosophique, tra i colori di un brillante film di Miyazaki e le fantasie di un Kipling lisergico.
Collana: Visioni
Disponibile
ISBN:
9791282138086
Curatore:
Formato:
14x22
Dimensione:
E-book:
No
Cartaceo:
Yes
Pagine:
452
Dettagli
Achille apre gli occhi, ma non vede la finestra, perché tra lui e la finestra c’è la cosa. Richiude gli occhi, si sfrega le palpebre tumefatte e doloranti. Quando li riapre, la cosa è ancora lì. La osserva, tra lo stupore e il panico, per una manciata di secondi che sembrano contenere l’eternità. Circonfusa di luce, ammantata di azzurro, i piedi su un rosaio che arde senza consumarsi, un paio di mani giunte, le altre braccia protese in pose bizzarre e contorte, ma allo stesso tempo armoniose. Le mani compiono lentamente una sorta di danza arcana, come un linguaggio dei segni incomprensibile. Per una frazione di secondo, ad Achille sembra che una delle mani destre gli mostri il dito medio, e una delle sinistre faccia le corna a tre dita; ma è solo un attimo, sicuramente ha visto male. Il volto quasi umano ha un’espressione di placida e compassionevole contemplazione, è chino verso di lui con il sorriso ineffabile e arcaico di un Budda o di una kore greca.